Ciò che vediamo nella nostra realtà, ha radici dentro di noi
E' molto più facile guardare ciò che fanno gli altri, quello che non fanno, o quello che secondo noi avrebbero dovuto capire.

E' naturale fermarsi alla situazione, sul comportamento che ci ha ferito, sulla porta che si è chiusa, ma quando una dinamica continua a ripresentarsi, cambiano le persone e resta la stessa sensazione, forse vale la pena chiedersi se stiamo osservando soltanto metà della storia.
Perchè quello che vediamo fuori non è l'origine di ciò che stiamo vivendo, è la forma che assume qualcosa che, dentro di noi, era già attivo.
Cosa significa guardare solo fuori da noi
Nelle relazioni succede spesso.
Una persona ci delude e pensiamo di aver incontrato quella sbagliata. Poi la storia finisce, arriva qualcun altro e dopo un pò, ci accorgiamo di essere dentro una dinamica molto simile.
Magari riemerge il bisogno di essere scelti, la paura di perdere qualcuno o la sensazione di dover fare sempre qualcosa in più per meritare attenzione.

A quel punto è facile concludere che il problema siano sempre gli altri, oppure pensare di essere semplicemente sfortunati.
Naturalmente esistono persone incapaci di relazionarsi in modo sano. Guardare dentro di noi non vuol dire negarlo, nè giustificare comportamenti che ci fanno male, ma se una certa esperienza continua a trovare spazio nella nostra vita, osservare soltanto chi abbiamo davanti rischia, a un certo punto di non essere più sufficiente.
Quindi nasce una domanda diversa: perchè continuiamo a incastrarci proprio in quella dinamica?
Ciò che conosciamo come familiare esercita una forza enorme
Non scegliamo sempre ciò che ci fa stare bene, molto spesso siamo attratti anche da ciò che conosciamo. E il familiare può sembrarci rassicurante persino quando ci fa soffrire.
Se abbiamo imparato, per esempio, che l'amore passa attraverso l'attesa, una persona presente e disponibile può sembrarci quasi estranea.
Se abbiamo associato il valore personale allo sforzo, ricevere senza dover dimostrare qualcosa, può metterci a disagio.
E' anche per questo che alcune situazioni sembrano esercitare su di noi una forza difficile da spiegare razionalmente.
Non siamo destinati a ripetere per sempre le stesse dinamiche, ma per interromperle dobbiamo smettere di guardare soltanto ciò che sta accadendo fuori.
La realtà esterna mostra ciò che dentro è già attivo
La nostra vita può essere orientata da convinzioni che non abbiamo formulato consapevolmente.
Nessuno si sveglia al mattino pensando di voler vivere una relazione nella quale deve rincorrere qualcuno, eppure, più in profondità può essere radicata l'idea che l'amore richieda fatica.
Allo stesso modo, possiamo desiderare una vita più libera e nello stesso tempo sentirci al sicuro dentro ciò che conosciamo.

Così, a livello cosciente vogliamo andare in una direzione, mentre una parte più profonda continua a muoversi secondo una posizione diversa.
"Come dentro, così fuori"
Il principio ermetico della corrispondenza esprime proprio questo: ciò che esiste dentro, prende forma fuori.
Non vuol dire che "ce la siamo cercata", nè trasformare questo principio in una colpa.
Significa riconoscere che ciò che portiamo dentro partecipa al modo in cui entriamo nelle situazioni.
La realtà esterna in questa prospettiva, non è separata dal nostro stato interiore: è anche il luogo nel quale ciò che portiamo dentro diventa visibile.
Una convinzioni profonda, l'immagine che abbiamo di noi stessi o ciò che abbiamo imparato ad aspettarci non restano confinate nella mente. Influenzano il modo in cui leggiamo ciò che accade e il modo in cui ci muoviamo nella nostra realtà.
Per questo, invece di chiederci soltanto perche l'altro si comporti in un certo modo, possiamo iniziare a osservare anche che cosa dentro di noi, continua a lasciare spazio a quella situazione.
Invece di combattere soltanto contro l'effetto, torniamo alla causa.
L'esterno non va ignorato: va smesso di considerare come qualcosa di completamente separato da noi.
Quando riportiamo lo sguardo dentro
Finchè pensiamo che tutto dipenda esclusivamente da ciò che accade fuori, anche il nostro potere rimane fuori. Aspettiamo che arrivi una circostanza diversa o che una persona cambi.
Quando riportiamo lo sguardo dentro, invece, cambia il punto da cui possiamo intervenire.
Cominciamo a vedere perchè alcune dinamiche continuano a trovarci sempre disponibili e diventa più evidente anche quelle cose che, per molto tempo abbiamo considerato normali, pur facendoci stare male.
Ciò che prima agiva senza essere riconosciuto diventa finalmente visibile e ciò che vediamo possiamo iniziare a metterlo in discussione.
Quando la coscienza si identifica con il personaggio
Se andiamo più a fondo in ciò che stiamo proiettando, emerge un passaggio importante: molte delle convinzioni da cui continuiamo a creare, appartengono al personaggio che abbiamo costruito nel tempo.

Quel personaggio nasce dalla nostra storia e da ciò, negli anni abbiamo imparato a credere su noi stessi.
Con il tempo, possiamo finire per scambiarlo per ciò che siamo davvero.
Esiste una parte di noi che può osservarlo: la coscienza.
Quando siamo completamente identificati con il prsonaggio, continuiamo a guardare il mondo attraverso le sue convinzioni e a manifestare a partire da esse.
Non dobbiamo costruire un personaggio migliore, ma riconoscere che non siamo soltanto quello.
Quando la coscienza smette di coincidere completamente con il personaggio, cambia ciò che creiamo nella nostra realtà.
Quando cambia la radice cambia anche ciò che cresce
A quel punto, qualcosa comincia a cambiare anche fuori.
Una situazione che prima avremmo tollerato può improvvisamnete perdere senso.
Una persona che prima ci avrebbe agganciato per mesi, può non esercitare la stessa attrazione.
Non perchè abbiamo imparato una tecnica, ma perchè è cambiato qualcosa dentro di noi.
Nei miei percorsi partiamo da ciò che una persona sta vivendo proprio per questo: la realtà può mostrarci con grande precisione ciò che dentro continua a essere attivo.
Quando cambiamo le nostre convinzioni e gli assunti più profondi, cambia anche ciò che prende forma nella nostra esperienza.
Siamo la fonte della nostra realtà nel senso che ciò che prende forma fuori nasce da ciò che, dentro di noi, viene assunto come vero e continua a essere sostenuto.
Il lavoro allora, non consiste nel gestire meglio ciò che accade, ma nel ricordarci da quale punto lo stiamo creando.
Quanto torniamo alla fonte, smettiamo di vivere la realtà come qualcosa che ci accade e iniziamo a riconoscere anche ciò che ci sta mostrando di noi.
Dott.ssa Ilaria Ermini
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